Ormai manca veramente poco: l’11 settembre 2009 uscirà “How Could A Village Turn Into a Town”, in contemporanea in Italia e Germania e rispettivamente per 42 Records e Rewika.

How Could A Village Turn Into A Town
Ma queste son cose che già sapete.
La novità, invece, è che dal 10 settembre il disco sarà ascoltabile in streaming, per una settimana, in esclusiva su XL.
Tutto intero, nessun brano escluso, dal 10 al 17 settembre su XL.
In attesa di ulteriori novità, potete ingannare l’attesa sul nostro Myspace ascoltando Hearts To Lend, il primo pezzo estratto da How Could A Village Turn Into A Town. Enjoy!
Nel frattempo hanno cominciato ad uscire le prime recensioni del disco sulla stampa: Rumore, Rolling Stone, il Mucchio, Blow Up con tanto di intervista.Ecco quel che se ne dice finora.
“Il disco della maturità” è una frase piuttosto desueta, ché di questi tempi capita di ascoltare grandi album di debutto e secondi, terzi album bruttissimi, piuttosto che il contrario. Siamo davvero così abituati a usare la formula one hit wonder? Non per i My Awesome Mixtape. L’indie pop compassato di qualche tempo fa si è dissolto in un anfiteatro d’influenze che passano per Arcade Fire, Motown e hip hop prima di tornare alla base, il sound “à la Postal Service” che gli fa da griffe originale. “
Marina Pierri, Rolling Stone
voto 4/5
“Secondo il sottoscritto era dai tempi degli esordi degli Amari che non si sentiva tanto talento melodico in una band italiana indipendente…
I passi avanti sono molti, soprattutto nella coraggiosa eazzeccata scelta di spostare l’asse verso l’elettronica suonata, intuizione che possono condividere con un personaggio come Why?, tra i loro riferimenti principali. Accogliamo allora a braccia aperte lo spuntare di bonghi, archi e trombe, oppure all’opposto la meccanicità di un pezzo come Mia Farrow. La versione indie pop di Amon Tobin, fosse possibile immaginarne una”
Andrea Girolami, Rumore
Voto 7
“How Could A Village Turn Into A Town vede invece all’opera un’autentica band, decisamente più esperta ed abile nel plasmare i suoi mille riferimenti in episodi equilibrati ed efficaci: la materia di base rimane il pop ipnotico e ballabile di scuola new wave, persuasivo a livello celebreale/intellettuale e non solo fisico/melodico, oltre che caratterizzato da un approccio canoro un po’ indolente, ma nei nuovi pezzi il quintetto bolognese ha guadagnato in coesione, eclettismo ed incisività.”
Federico Guglielmi, IL MUCCHIO
“…A smentire che il peso e il destino dei MAM fossero legati a schemi già esausti, ora la qualità del songwriting dice che disponendo ingredienti hip hop, indie rock ed elettronici si possono ricavare canzoni pop complesse e strutturate, che parlano delle stagioni (“teddybears no longer save a lonely boy”) oltre lo spazio, nelle città dove ritorna il verbo shine e recenti sono i sorrisi magari la gente balla facendo le mosse alla Michael Jackson o alla My Awesome Mixtape: il cuoco Maolo Torreggiani alla programmazione e regia cresce scrivendo spesso al passato, notevole il contributo della band, si esalta per maturità l’eclettico Andrea Mancin che si destreggia tra la prediletta batteria, il basso, percussioni e chitarre. [...] Il capolavoro è Me and the washing machine, già vox populi non editata nel fausto 2007, adesso vivace di un groove assoluto e delle immancabili trombe e trombone, con How the feet touch the ground dal bel ritornello a campanelle, un breve gre gre di ranelle, drumming climax e il singolo che altri invano cercano ancora negli I’m From Barcelona. Chiudono i contrappunti vocali della metaforica A train melancholy song, “faccenda di quale treno scegliere, orari da seguire con gli occhi in cerca di coincidenze, partenze e arrivi sono la stessa cosa”: i MAM si avviano a frantumare i propri stessi riferimenti con buona pace della gossip thirst dei detrattori.
Enrico Veronese, Blow Up
(7/8)